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RUNTS: tutte le novità del Decreto 2026 e cosa cambia per gli Enti del Terzo Settore

Sommario

 

Cos’è il RUNTS e perché è centrale per gli ETS

Il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, noto come RUNTS, rappresenta uno degli strumenti fondamentali introdotti dalla riforma del Terzo Settore. La sua funzione è quella di raccogliere, organizzare e rendere accessibili le informazioni relative agli enti che operano senza scopo di lucro per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

L’iscrizione al RUNTS consente agli enti di acquisire ufficialmente la qualifica di Ente del Terzo Settore, con conseguente accesso a benefici fiscali, strumenti di finanziamento e maggiore credibilità nei confronti di cittadini, istituzioni e stakeholder.

Il funzionamento del registro è stato disciplinato dal Decreto Ministeriale 106 del 2020, che ha definito le regole operative per iscrizione, gestione e aggiornamento dei dati. Tuttavia, la prima fase di applicazione ha evidenziato alcune criticità, rendendo necessario un intervento normativo correttivo.

 

Il Decreto 2026: obiettivi e contesto normativo

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto n. 2 del 13 gennaio 2026, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha introdotto una serie di modifiche al DM 106/2020.

L’intervento si inserisce nel più ampio processo di consolidamento della riforma del Terzo Settore e recepisce le innovazioni normative introdotte dalla Legge n. 104 del 2024 e dal Decreto-legge n. 84 del 2025, convertito in Legge n. 108/2025.

L’obiettivo principale del decreto è duplice: da un lato semplificare gli adempimenti per gli enti, dall’altro rendere più efficiente e uniforme il funzionamento del RUNTS su tutto il territorio nazionale.

Un elemento importante riguarda anche la distribuzione delle competenze: gli uffici regionali del RUNTS sono responsabili dei procedimenti relativi alla maggior parte degli enti, mentre l’ufficio statale mantiene la competenza sulle reti associative.

 

La nuova figura del delegato

Una delle novità più rilevanti introdotte dal decreto è la possibilità per gli enti di avvalersi di un delegato per la gestione delle pratiche sul portale RUNTS.

Si tratta di una figura pensata per rispondere a esigenze operative concrete, soprattutto per gli enti di piccole dimensioni o privi di competenze amministrative interne.

Il delegato è un soggetto fiduciario incaricato dal rappresentante legale dell’ente, oppure dal rappresentante legale della rete associativa a cui l’ente aderisce. La delega può assumere due diverse configurazioni.

Nel primo caso, il delegato si limita alla compilazione e all’invio delle pratiche, mentre la sottoscrizione resta in capo al rappresentante legale. Nel secondo caso, invece, il delegato può anche firmare digitalmente e trasmettere l’istanza, assumendosi direttamente la responsabilità delle dichiarazioni rese.

La delega può riguardare tutte le principali operazioni: iscrizione, variazioni, cancellazione, deposito dei bilanci e accreditamento al cinque per mille. La gestione avviene interamente online, con generazione automatica del documento e possibilità di revoca in qualsiasi momento.

Questa novità rappresenta un passo importante verso una gestione più flessibile e moderna degli adempimenti amministrativi.

 

Semplificazione delle procedure e digitalizzazione

Il decreto interviene in modo significativo anche sul piano della semplificazione amministrativa e della digitalizzazione.

Il portale RUNTS viene confermato come il canale principale per tutte le comunicazioni tra enti e amministrazione, riducendo progressivamente il ricorso ad altri strumenti.

Le procedure vengono rese più standardizzate, con una maggiore chiarezza nei passaggi e nelle tempistiche. Questo consente agli enti di operare con maggiore sicurezza, riducendo il rischio di errori o ritardi.

L’attenzione alla digitalizzazione si traduce anche in una gestione più efficiente dei documenti, con modalità telematiche sempre più integrate e semplificate.

 

Nuove regole per bilanci e aggiornamento dati

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il deposito dei bilanci. Il termine, che in precedenza era fissato al 30 giugno, viene ora sostituito da una scadenza mobile, confermata in un periodo pari a 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Questa modifica introduce maggiore flessibilità, soprattutto per gli enti che adottano esercizi finanziari non coincidenti con l’anno solare.

Anche l’aggiornamento dei dati sociali viene rivisto. Gli enti devono comunicare le variazioni relative a numero di associati, volontari e lavoratori una sola volta all’anno, entro il 30 giugno, e solo se vi sono modifiche rispetto ai dati già presenti.

Un elemento particolarmente importante è l’estensione di questo obbligo a tutti gli Enti del Terzo Settore, e non più soltanto ad alcune categorie. Ciò rafforza il principio di trasparenza e consente una maggiore conoscibilità degli assetti organizzativi degli enti.

 

Personalità giuridica e patrimonio minimo

Il decreto introduce modifiche anche in materia di acquisizione e gestione della personalità giuridica.

Per gli enti già dotati di personalità giuridica, la relazione giurata sul patrimonio può essere sostituita da una situazione patrimoniale aggiornata, certificata da un revisore legale nei casi previsti.

Inoltre, viene chiarito che il notaio può attestare la sussistenza del patrimonio minimo anche mediante strumenti come l’assegno circolare non trasferibile intestato all’ente.

Si tratta di interventi che semplificano le procedure e riducono gli oneri burocratici, senza compromettere le garanzie richieste dalla normativa.

 

Cancellazione dal RUNTS e devoluzione del patrimonio

Il decreto interviene anche sulle procedure di cancellazione dal RUNTS, introducendo una nuova ipotesi che riguarda gli enti che deliberano lo scioglimento senza dover avviare una vera e propria liquidazione.

In questi casi, la cancellazione avviene una volta verificato l’adempimento degli obblighi di devoluzione del patrimonio, secondo le indicazioni dell’ufficio RUNTS.

Proprio la devoluzione del patrimonio rappresenta uno degli ambiti più dettagliatamente disciplinati. Il decreto distingue tra devoluzione dell’intero patrimonio e devoluzione del solo incremento patrimoniale maturato durante il periodo di iscrizione.

Un aspetto particolarmente rilevante è che l’incremento patrimoniale da devolvere non si limita al periodo di iscrizione al RUNTS, ma include anche i periodi precedenti in cui l’ente risultava iscritto nei registri di ODV, APS o ONLUS, in continuità giuridica.

Sono inoltre previste procedure più strutturate, che richiedono la presentazione di documentazione economico-patrimoniale e la richiesta di un parere preventivo. Per gli enti di piccole dimensioni, con entrate annue contenute, è previsto un regime semplificato basato su dichiarazioni sostitutive.

 

Comunicazioni ufficiali e obbligo di PEC

Un’altra novità importante riguarda le modalità di comunicazione tra enti e amministrazione.

Il portale RUNTS diventa il canale prioritario, mentre l’utilizzo della posta elettronica certificata viene limitato a casi specifici, come le interlocuzioni con enti già cancellati.

Viene inoltre introdotto un obbligo significativo: ogni ente deve dotarsi di una propria PEC. Non è più possibile utilizzare indirizzi appartenenti a terzi, come quelli del rappresentante legale o di altri soggetti.

Questa misura rafforza l’autonomia degli enti e migliora la tracciabilità delle comunicazioni.

 

Estensione agli enti costituiti in forma di comitato

Il decreto riconosce espressamente anche i comitati come possibili Enti del Terzo Settore.

Questa apertura amplia le opportunità per diverse forme organizzative, consentendo anche ai comitati di accedere alla qualifica di ETS e, se in possesso dei requisiti, di acquisire la personalità giuridica.

 

Modelli statutari e ulteriori chiarimenti operativi

Tra le altre novità, il decreto interviene anche sui modelli statutari standard. Gli enti che adottano tali modelli possono beneficiare di una riduzione dei tempi procedimentali, semplicemente dichiarando la loro adozione nell’istanza.

Viene inoltre chiarito che un ente non può essere iscritto contemporaneamente in più sezioni incompatibili del RUNTS, come nel caso delle reti associative e della categoria residuale degli altri enti.

Infine, viene ampliato l’elenco dei documenti da depositare, includendo le relazioni degli organi di controllo e del revisore legale, ove presenti.

 

ONLUS: scadenze e regime transitorio

Un passaggio cruciale riguarda le ONLUS. Con la soppressione della relativa anagrafe a partire dal 1° gennaio 2026, viene fissato al 31 marzo 2026 il termine ultimo per presentare domanda di iscrizione al RUNTS o al Registro delle imprese.

Gli enti che rispettano questa scadenza possono accedere al nuovo regime senza dover devolvere il patrimonio, evitando così un passaggio particolarmente oneroso.

 

Videotutorial esplicativo

Per approfondire le novità operative introdotte dal decreto, è disponibile un videotutorial esplicativo:

 

Conclusioni

Il Decreto 2/2026 rappresenta un intervento mirato ma significativo nel percorso di consolidamento del RUNTS.

Le modifiche introdotte vanno nella direzione di una maggiore semplificazione, di un rafforzamento della trasparenza e di una gestione più efficiente dei procedimenti amministrativi.

Per gli Enti del Terzo Settore si apre una fase di adeguamento, ma anche di opportunità. Un sistema più chiaro e strutturato consente infatti di ridurre gli errori, migliorare la gestione interna e rafforzare la propria posizione all’interno del panorama del non profit.

Rimanere aggiornati e adeguarsi tempestivamente alle nuove disposizioni sarà fondamentale per operare in modo corretto e sfruttare appieno i vantaggi offerti dal RUNTS.

Il decreto sui controlli al Terzo Settore è legge: come funzioneranno verifiche, responsabilità e novità per gli enti

Controlli Enti Terzo Settore

Sommario

  1. Introduzione – Il decreto sui controlli al Terzo Settore diventa legge, pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
  2. Cosa prevede il decreto – Ambito di applicazione, ruolo del Ministero del Lavoro e novità rispetto al passato.
  3. Quali enti sono soggetti a controllo – Tutti gli ETS iscritti al Runts, con eccezioni per cooperative sociali, imprese sociali e società di mutuo soccorso.
  4. Tipologie di controlli – Distinzione tra controlli ordinari (triennali) e straordinari (a campione o mirati).
  5. Tempistiche e programmazione – Revisione triennale e scadenze per i soggetti responsabili.
  6. Chi effettuerà i controlli – Ruolo dei CSV e delle RAN, requisiti dei soggetti incaricati e divieto di conflitti di interesse.
  7. Contributi economici – Copertura parziale dei costi con contributi proporzionati alle dimensioni degli enti.
  8. Modalità operative – Comunicazioni via PEC, richieste documentali e possibili ispezioni in loco.
  9. Avvio dei controlli – Decorrenza fissata da decreto ministeriale e attivazione della sezione informatica dedicata.
  10. Implicazioni pratiche per gli ETS – Rafforzamento della trasparenza, maggiore responsabilità condivisa, procedure semplificate per i piccoli enti.
  11. Conclusioni – Un passo avanti per la credibilità e l’affidabilità del Terzo Settore.

 

Il decreto sui controlli al Terzo Settore è finalmente legge. Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 15 settembre 2025, il provvedimento rappresenta un passaggio fondamentale per la piena attuazione della riforma del Terzo Settore, introducendo regole chiare su vigilanza, monitoraggio e responsabilità.

La novità principale riguarda il fatto che non saranno solo gli Uffici del Runts (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) a effettuare i controlli, ma anche gli stessi enti del Terzo Settore – in particolare i Centri di servizio per il volontariato (CSV) e le reti associative nazionali (RAN) – potranno essere autorizzati a vigilare sui propri aderenti.

Si tratta di un tassello molto atteso, frutto di un confronto lungo e articolato tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Conferenza Stato-Regioni, CSVnet e Forum Terzo Settore.

Cosa prevede il decreto sui controlli al Terzo Settore

Il decreto del 7 agosto 2025 del Ministero del Lavoro stabilisce in maniera puntuale le forme, i contenuti, i termini e le modalità dei controlli.

In sintesi:

  • i controlli ordinari potranno essere svolti dagli Uffici Runts, dai CSV e dalle RAN che ne faranno richiesta e otterranno autorizzazione;
  • i controlli straordinari (più approfonditi, a campione o legati a specifiche criticità) resteranno invece in capo solo agli Uffici Runts;
  • i CSV e le RAN potranno scegliere liberamente se candidarsi come soggetti autorizzati.

È prevista inoltre la possibilità di stipulare convenzioni tra enti autorizzati e soggetti che non hanno fatto richiesta, così da rendere più fluido e capillare il sistema di vigilanza.

Quali enti saranno sottoposti a controllo

Il decreto chiarisce che i controlli riguarderanno tutti gli enti del Terzo Settore iscritti al Runts, con alcune eccezioni:

  • cooperative sociali;
  • imprese sociali;
  • società di mutuo soccorso.

Tutti gli altri ETS dovranno quindi prepararsi a rientrare in questo nuovo regime di vigilanza.

Tipologie di controlli: ordinari e straordinari

Il sistema di controllo si articola in due livelli principali:

Controlli ordinari

I controlli ordinari hanno finalità programmata e ciclica, in particolare:

  • verificare la sussistenza dei requisiti per l’iscrizione e la permanenza nel Runts;
  • accertare il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale;
  • controllare il rispetto degli obblighi derivanti dall’iscrizione al Registro.

Saranno effettuati ogni tre anni (revisione triennale) e, per gli enti con entrate annue fino a 60.000 euro, seguiranno una procedura semplificata.

Controlli straordinari

I controlli straordinari potranno essere avviati solo dagli Uffici Runts e avranno carattere:

  • a campione, per verificare la correttezza di determinate categorie di enti;
  • specifico, in seguito a irregolarità o criticità emerse nei controlli ordinari.

Tempistiche e programmazione

Il primo triennio di controlli partirà dal 1° gennaio dell’anno successivo all’iscrizione al Runts.

Entro il 31 marzo, ciascun soggetto responsabile (Uffici Runts, CSV e RAN autorizzati) dovrà caricare sul sistema informativo dedicato al Runts un programma triennale con l’elenco degli enti da sottoporre a verifica.

Chi potrà effettuare i controlli: i soggetti incaricati

Uno degli aspetti più delicati riguarda la scelta delle figure che materialmente svolgeranno i controlli.

Il decreto prevede che i soggetti autorizzati (CSV e RAN) possano individuare dei “soggetti incaricati”, ossia persone fisiche che eseguiranno la revisione presso gli enti.

Queste figure potranno essere:

  • dipendenti;
  • collaboratori;
  • professionisti esterni dei CSV o delle RAN autorizzate.

Per garantire la massima imparzialità, non potranno essere scelti incaricati che si trovino in situazioni di conflitto di interessi, come previsto dall’art. 2399 del Codice Civile. Ad esempio, non potranno controllare un ente soggetti che abbiano rapporti di consulenza o prestazioni d’opera retribuite con lo stesso.

Inoltre, i soggetti incaricati dovranno essere:

  • iscritti in un elenco pubblico e aggiornato;
  • dotati di esperienza documentata;
  • adeguatamente formati e aggiornati.

La responsabilità ultima per i controlli rimarrà sempre in capo ai soggetti autorizzati (CSV e RAN).

Contributo economico per i controlli

Per sostenere le attività dei CSV e delle RAN autorizzati, il Ministero del Lavoro ha previsto un contributo economico a copertura parziale delle spese, calcolato in base alla dimensione economica dell’ente controllato:

  • 50 euro per enti con entrate fino a 60.000 euro;
  • 100 euro per enti con entrate tra 60.000 e 300.000 euro;
  • 250 euro per enti con entrate tra 300.000 e 1.000.000 euro;
  • 500 euro per enti con entrate oltre 1.000.000 euro.

Questi importi potranno subire una riduzione qualora venisse superato il tetto complessivo di spesa stanziato per tale misura.

Modalità operative dei controlli

Il decreto delinea in dettaglio le modalità con cui i controlli saranno effettuati:

  • Comunicazioni via PEC: gli enti riceveranno richieste formali di documentazione tramite posta elettronica certificata;
  • Accertamenti documentali: i soggetti incaricati verificheranno bilanci, verbali e altri atti rilevanti;
  • Ispezioni in loco: qualora necessarie, sarà possibile effettuare sopralluoghi presso le sedi degli enti.

Gli enti avranno da 30 a 90 giorni di tempo per regolarizzare eventuali irregolarità o carenze rilevate.

Inoltre, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, saranno approvati i modelli standard di verbale per i controlli, sia ordinari che straordinari, così da uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale.

Avvio dei controlli: quando partiranno davvero?

L’effettiva decorrenza dei controlli sarà stabilita con un decreto ad hoc dell’ufficio di livello dirigenziale generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La partenza concreta dipenderà quindi dall’attivazione della sezione informatica dedicata ai controlli, all’interno del sistema gestionale del Runts.

Impatti e considerazioni per gli enti del Terzo Settore

L’introduzione di questo nuovo regime di vigilanza porta con sé diversi effetti pratici per gli enti del Terzo Settore:

  • un sistema di controllo più strutturato e diffuso, che non grava solo sugli uffici pubblici;
  • una maggiore responsabilizzazione delle reti associative e dei centri di servizio;
  • un rafforzamento della trasparenza e della fiducia tra enti, aderenti e cittadini.

Per gli ETS più piccoli, la previsione di controlli semplificati rappresenta un segnale importante di proporzionalità.

Conclusioni: un passo decisivo verso un Terzo Settore più trasparente

Il decreto sui controlli segna un punto di svolta: da oggi, CSV e RAN avranno un ruolo attivo e concreto nella vigilanza, con responsabilità ma anche con il sostegno di risorse dedicate.

Per gli enti del Terzo Settore, l’obiettivo non è solo “superare” i controlli, ma rafforzare le proprie pratiche di trasparenza e correttezza. Questo nuovo sistema, se applicato in maniera equilibrata, potrà contribuire a valorizzare ulteriormente il ruolo degli ETS come attori chiave di solidarietà, coesione sociale e utilità collettiva.

RUNTS e FISCALITA’ 2024: ultimo anno di regime transitorio?

Il nuovo anno inizia con un auspicio da parte di molti operatori del non-profit, che da tempo attendono il compimento della riforma introdotta dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017).

L’auspicio è che in corso d’anno si possa ottenere l’autorizzazione da parte della Commissione Europea in modo da completare la piena operatività di alcuni, fondamentali, articoli del titolo X del suddetto Codice del Terzo Settore a partire dal 01/01/2025.

E’ dalla pubblicazione del CTS, avvenuta oltre 7 anni fa (era l’anno 2017) che si discute sugli effetti, l’operatività e l’adeguamento al nuovo impianto fiscale introdotto dalla riforma.

Lo scorso anno, tra settembre ed ottobre, ha avuto inizio il colloquio tra lo Stato italiano (per la precisione il Ministero del Lavoro e Politiche sociali) e la Commissione Europea volto, per l’appunto, a giungere ad una sintesi ed alla successiva autorizzazione comunitaria sugli articoli 79-80-84-85 e 86 del CTS che riguardano il nuovo assetto di fiscalità diretta degli Enti del Terzo Settore.

Vero è che, nel frattempo la fiscalità diretta viene gestita in base alle “vecchie” disposizioni del TUIR e non solo (si pensi ad esempio alla Legge 398/91), molto care a tantissime realtà associative che, con il passare del tempo si sono, quasi, convinte che non vi fosse alcuna necessità di richiedere l’autorizzazione comunitaria preferendo lo status quo che si è generato negli ultimi tempi. Tuttavia ormai vi è una piena operatività del RUNTS, i rapporti tra ETS e P.A. sono sempre più improntati al rispetto del nuovo assetto normativo dettato dal CTS, i bandi pubblici richiedono che gli enti abbiano la qualifica di ETS e, quindi, si sta assistendo ad una buona risposta sul campo della riforma dettata dal nuovo CTS che, però, non può che essere valutata solo parzialmente mancando, per l’appunto, la piena operatività del nuovo assetto fiscale.

Lo status quo attuale, che si protrae da forse troppi anni, ha generato una sorte di “benevola rassegnazione” da parte di molte realtà che sperano che questa situazione di “stallo” si protrai il più a lungo possibile; Tuttavia è davvero questo ciò che bisogna augurarsi o forse sarebbe meglio confidare nel definitivo compimento della riforma (sicuramente semmai con alcuni miglioramenti derivanti proprio dal confronto con l’U.E.)?

Il parere di chi scrive è che, seppur l’impianto fiscale a cui tutti siamo abituati da decenni ha sempre riservato molte agevolazioni al mondo non profit, non si può dir compiuta la missione di trasparenza perseguita dal Legislatore della Riforma se non si compie l’ultimo ed essenziale sforzo sulla fiscalità. Vero è che ogni riforma, soprattutto quelle che riguardano aspetti fiscali, è sempre vista, specie all’inizio, di cattivo occhio ma ormai il dado è tratto e non si può far finta di nulla o sperare che non arrivi mai l’autorizzazione comunitaria.

Ci siamo adeguati ai nuovi aspetti amministrativi con l’introduzione di un nuovo registro pubblico (il RUNTS) che sembrava dovesse determinare la fine del non-profit italiano ed, invece, sotto alcuni aspetti sta rilevandosi un valido strumento che ha portato il mondo del non-profit, finalmente, nel nuovo millennio (con oltre venti anni di ritardo!!).

Sarà così anche per gli aspetti fiscali ai quali il sistema non-profit sarà pronto ad adeguarsi anche impegnandosi qualora fossero necessari miglioramenti.

Pertanto, come anche trapelato da indiscrezioni ministeriali, è molto probabile che il 2024 sarà l’anno conclusivo del percorso iniziato nel lontano 2017 e che porterà dal 01/01/2025 ad avere la completa operatività del Codice del Terzo Settore.

Vi terremo aggiornati.

 

 

Avv. Luca Concilio

 

APRILE, TEMPO DI BILANCI

Bilanci

Il mese di Aprile coincide, per la maggior parte delle associazioni, con il momento in cui deve essere discusso ed approvato il bilancio (o rendiconto) del precedente esercizio sociale.

Tale scadenza temporale non è tuttavia fissata per legge e dipende, anche, dall’anno sociale seguito dall’associazione.

La legge non specifica il termine entro cui un’associazione deve approvare il bilancio ma impone, invece, che tale operazione venga fatta annualmente. Il termine di 4 mesi (o 120 giorni) che viene inserito in tutti gli statuti, è mutuato dalla disciplina del diritto societario, e quindi inserendolo nello statuto (che è la “legge” interna dell’ente) tale termine diviene perentorio per l’associazione che deve, perciò, necessariamente rispettarlo.

Come detto non tutte le associazioni hanno un anno sociale corrispondente a quello solare. Anche in tale ambito il Legislatore non ha imposto limiti alla libertà dell’ente che, quindi, può stabilire di seguire un anno sociale classico (quello solare) oppure fissare un anno che vada “a cavallo” tra due anni solari (ad. esempio da Settembre al successivo Agosto o da Luglio al successivo Giugno). Ovviamente il computo dei mesi costituenti l’anno di esercizio, indipendentemente da quale “tipo” di anno si sceglie di seguire, dovrà sempre essere pari a dodici.

Tutto ciò premesso risulta evidente che per le tante associazioni che seguono l’anno solare, il mese di Aprile di ogni anno coincide con il termine entro cui deve riunirsi l’Assemblea dei soci per discutere ed approvare il bilancio dell’esercizio sociale conclusosi il precedente 31/12.

Le modalità di convocazione dell’assemblea ordinaria vengono previste dagli statuti sociali ma devono seguire il principio della “messa in conoscenza” a tutti i soci aventi diritto di partecipazione.

L’assemblea ordinaria per l’approvazione del bilancio è un evento cardine della vita associativa di ogni ente; è l’unica assemblea che la Legge impone ad ogni associazione in quanto è il consesso dove si discute la gestione e l’andamento economico dell’ente (aspetto essenziale per la vita di ogni realtà associativa e non solo).

In conclusione si evidenzia che la disciplina della riforma del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) impone a tutti gli enti del terzo settore iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) di depositare entro il 30 giugno di ogni anno l’ultimo bilancio approvato con la relativa delibera assembleare. Tale adempimento, per ora solo facoltativo nel mondo dello sport, potrà con ogni probabilità diventare obbligatorio anche per le Asd che dovranno, in tal caso, depositare la suddetta documentazione al RAS (Registro Attività Sportive) tenuto dal Dipartimento dello sport.

Pubblicato il 27/04/2023

Avv. Luca Concilio

Iscrizione al runts

L’avvicinarsi dell’operatività del Registro Unico degli Enti del Terzo Settore (RUNTS), che dovrebbe vedere la luce entro fine Aprile 2021, pone molte associazioni dinanzi alla scelta di entrare o meno a far parte del suddetto registro.

Tale scelta, tuttavia, per alcune associazioni sarà un vero e proprio obbligo, pertanto, in questo articolo, cercherò di fare chiarezza sulla domanda in epigrafe valutando l’opzione associazione per associazione.

Iniziamo con le Associazioni di Promozione Sociale (APS) e le Organizzazioni di Volontariato (ODV); per tali tipologie di associazioni non vi sarà alcuna opportunità di scelta; le Aps ed Odv possono essere tali solo se sono iscritte al RUNTS ed infatti saranno le prime associazioni a popolare il Registro tramite il meccanismo della trasmigrazione automatica che porterà gli attuali registri regionali-nazionali delle Aps ed Odv a confluire nei rispettivi Registri nazionali-regionali del RUNTS. Anche per quanto riguarda, naturalmente, Aps ed Odv di nuova costituzione, sarà possibile acquisire la rispettiva qualifica e, quindi, la spendibilità della denominazione e/o dell’acronimo (Aps-Odv) solo una volta ottenuta l’iscrizione al RUNTS, pertanto, in conclusione, per le Aps ed Odv vige un obbligo di iscrizione al RUNTS!!!

Per le associazioni culturali, musicali, semplici e pro-loco l’iscrizione al RUNTS rappresenta, invece, un’opzione; non c’è, infatti, per queste associazioni, alcun obbligo di iscrizione al Registro; tuttavia appare necessario, per tali tipologie associtive, un’attenta riflessione sui pro e contro dell’iscrizione al Registro, invero, se da un lato l’essere un “Ente del Terzo Settore” comporterà un aumento degli oneri in capo ai consessi associativi, il restarne fuori e, quindi, l’essere un semplice “Ente Non Commerciale” priverà l’associazione di molte agevolazioni sia fiscali che civili nonché nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Le Onlus meritano un’esamina peculiare; tale categoria è stata abrogata dalla Riforma del Terzo Settore (D.Lgs 117/2017) pertanto tali associazioni dovranno scegliere cosa fare entro e non oltre il 31/03/2022. Sino a tale data, infatti, potranno continuare ad usufruire delle agevolazioni di settore (soprattutto di natura fiscale) ma allo spirare di tale termine dovranno decidere se iscriversi o meno al RUNTS e con quale “veste” associativa (Aps, Odv, Impresa Sociale o semplice ETS); la mancata iscrizione al Registro, che è comunque una facoltà e non un obbligo, comporterà, però, la devoluzione dell’aumento di capitale sociale avuto nel periodo in cui l’associazione aveva la qualifica di Onlus. Le Onlus, pertanto, dovranno decidere dapprima che tipologia di associazione vogliono diventare e, successivamente, se iscriversi o meno al RUNTS (opzione che appare necessaria, salvo rare eccezioni).

Infine concludiamo questa breve disamina parlando del mondo sportivo e, quindi, delle associazioni e società sportive dilettantistiche (asd e ssd); per tali tipologie di enti l’ingresso al RUNTS è una facoltà! Il RUNTS, infatti, non è alternativo al Registro Coni ma bensì cumulativo; un ente sportivo potrà, quindi, essere iscritto al Registro Coni (obbligatorio per chi svolge attività sportiva dilettantistica) e decidere di iscriversi, anche, al RUNTS scegliendo la rispettiva Sezione (che sarà, probabilmente, per le asd quella delle Aps mentre per le ssd quella dell’Impresa Sociale). Tuttavia è facile prevedere che saranno pochi gli Enti sportivi che decideranno di iscriversi al RUNTS in quanto perderebbero molte agevolazioni fiscali che sono precipue del mondo sportivo e di gran lunga più convenienti rispetto a quelle previste dal Codice del Terzo Settore.

Ultima osservazione in merito alle disposizioni fiscali previste dal D.Lgs 117/2017 (Codice Terzo Settore); tali disposizioni entreranno in vigore solo dal periodo di imposta successivo al parere favorevole della Commissione Europea, pertanto potrebbe accadere che ci possano essere delle variazioni dispositive in virtù di possibili osservazioni della Commissione. Tale circostanza deve essere presa in considerazione da parte di quelle associazioni che non sono obbligate all’iscrizione al RUNTS in quanto, ad oggi, ci si potrebbe iscrivere al Registro (dal momento in cui sarà operativo) senza però avere la certezza che il comparto normativo fiscale sia quello indicato dal titolo X del D.Lgs 117/2017; nella sostanza si potrebbe verificare (anche se è una possibilità remota) che un Ente si isriva al RUNTS puntanto su alcune determinate agevolazioni fiscali che, però, in seguito al parere della Commissione Europea, il Legislatore italiano andrà a modificare.

 

Pubblicato il 01/03/2021                                                                                                                                                  Avv. Luca Concilio